E’ di qualche giorno il dibattito, riportato dall'eco in seguito all’intervento del presidente di Confindustria di Bergamo Carlo Mazzoleni nel quale dichiara di avere già il progetto, in merito all’integrazione tra la Servitec di Dalmine (che gestisce il polo tecnologoco - POINT) e il Kilometro rosso di Stezzano (importante polo di ricerca scientifica e tecnologica voluto a Bergamo da Bombassei della Brembo). L’obbiettivo dichiarato è quello di far diventare i due centri ricerche uno solo, sfruttando sinergie e forme di collaborazione, dove sempre secondo confindustria sarebbe favorevole l’assenza di sovrapposizioni.
Il Sindaco di Dalmine Claudia Terzi (che quando si esprime sull’argomento parla da azionista della Servitec per il 2%) ha sposato e con entusiasmo l’idea e dice che Dalmine sarà protagonista nel progetto, auspica che l’Università di Bergamo faccia da collante nel progetto.
Leggendo le notizie della stampa non è possibile capire però nel concreto, andando quindi oltre le formule, quali siano le motivazioni che giustifichino tanto entusiasmo. Ci sono aspetti da chiarire prima di poter anche solo abbracciare pubblicamente con favore una tale iniziativa.
In quale modalità si intende integrare due iniziative, una a prevalenza pubblica e l'altra privata? In caso di integrazione l'influenza dei grandi industriali si farà sentire nella scelta delle iniziative alle quali destinare i fondi per progetti di innovazione, sfavorendo di conseguenza le PMI. La stessa assenza di sovrapposizioni dichiarata dal presidente di confindustria Bergamo potrebbe essere vista come una intrinseca differente finalità delle due iniziative, e di conseguenza fattore a sfavore di una integrazione.
Quali sono i benefici per Dalmine?
Ricordiamo che la presenza del POINT è un fattore determinate nella vita del centro cittadino, con positive ricadute economiche, ed ha costituito insieme all’Università uno dei capisaldi della riqualificazione urbanistica dell’area.
In ultimo, ma non per importanza, dal momento che il progetto nei toni sembra cosa avviata, è lecito chiedersi se vi saranno ricadute occupazionali.
Ci sono poi dei fatti al contorno per i quali serve capire se abbiano attinenza o meno: risulta che servitec non stia passando un momento favorevole (ma per una società che fornisce servizi in un contesto di crisi economia non settoriale ma generalizzata non c’è da stupirsi, in ogni caso questo sarebbe un aspetto che varrebbe la pena analizzare a parte) e di conseguenza è un problema da gestire, Servitec è stata in passato oggetto di interventi in consiglio comunale da parte della Lega nella quale in sostanza si metteva in dubbio la capacità di fare innovazione e servizi, il presidente della provincia Pirovano (secondo azionista della servitec con il 30% ) è alle prese con problemi di bilancio derivanti dalla consistente riduzione di entrate, tributarie e da trasferimenti, ed ha avviato una campagna di tagli nelle molte società controllate.
Non è che questa situazione si sposi con la dichiarazione del presidente di Confindustria che i tempi per l’integrazione sono maturi?
In conclusione, dal momento che è stata avviata da più parti una iniziativa mediatica volta a convincere la cittadinanza della bontà del progetto, occorre che si faccia chiarezza su quali siano gli elementi che giustifichino tanto entusiasmo. In altre parole chiediamo al Sindaco di Dalmine che siano chiarite le ragioni di tali affermazioni; se si è espresso a favore si suppone che abbia valutato il progetto di Confindustria, con i relativi pro e contro.
Ne avrà l’occasione nel prossimo consiglio comunale in risposta ad una interrogazione presentata dal PD.
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