Riportiamo integralmente la mail che ci ha inviato un lettore del blog in merito alla riorganizzazione scolastica in Istituti Comprensivi.
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Istituti comprensivi. Perche' il mio no.
Perché se la ragione è economica, non vi sono economie. Infatti secondo l'Assessore l'obiettivo finale del progetto è sdoppiare il POLO1 generando una Dirigenza in più con tutta l'organizzazione che ne deriva.
Perché se la ragione è numerica, non si raggiunge un equiparazione. Infatti secondo l'Assessore permarrebbe una diversa consistenza numerica fra i due poli, virtualmente modificata dalla divisione del Polo1 (generando 3 poli più piccoli).
Perché se la ragione è favorire lo spostamento degli studenti sul territorio, non è detto che i Dalminesi siano favorevoli ad una migrazione giornaliera fra quartieri. Infatti è notoria la situazione del traffico nelle ore di ingresso e uscita dalle scuole proprio nei pressi delle già congestionate aree. Inoltre è altrettanto nota la carenza di parcheggi per un'agevole gestione dei flussi studenteschi.
Perché se la ragione è un'offerta formativa differenziata, non vi è garanzia alcuna che ciò avvenga. E' chiaro infatti che non vi sono incentivi ne obblighi per le Dirigenze affinché nella loro autonomia organizzativa differenzino l'offerta. Ed inoltre qualora vi fosse un offerta particolarmente apprezzata, tale da richiamare anche flussi di studenti extracomunali, le strutture non sono in grado di sopportarne il numero.
Perché se la ragione sono "dei benefici di una continuità didattico-educativa garantita dagli istituti comprensivi", la stessa è già garantita dalla professionalità e dalle capacita del personale docente che, qualora l'amministrazione in carica lo creda in grado, ha già nei suoi compiti e nelle sue competenze la funzione di garanzia che i passaggi da un ciclo d'istruzione all'altro avvengano nella maniera più serena e preparata.
E concludendo perché se l'Assessore dichiara che «Restano da fare molti passi verso una scuola che sia dotata di tutti gli strumenti necessari a mettere al centro la persona, lo studente inserito in una comunità che si allarga alla sua famiglia e alla sua comunità. Perché nessun intervento vale se non è orientato a migliorare le possibilità offerte agli alunni delle nostre scuole», dovrebbe rendersi conto che come precondizione necessaria devono essere assicurati gli strumenti quali, sedi scolastiche adeguate, laboratori, attrezzature per gli studenti e i docenti.
Ma questo significa programmazione delle opere e delle risorse finanziarie, che possono e debbono essere messe a disposizione dall’ente locale, ma forse per questa Amministrazione è più facile gridare agli sprechi e chiudere servizi e uffici che attengono al sociale, piuttosto che programmare e progettare il futuro.
Del resto la Sindaco l'aveva promesso, infatti nel suo programma cosi scriveva:
• Potenziamento e miglioramento delle strutture scolastiche attraverso:
a) la predisposizione di miglioramenti nell’intervento sugli edifici scolastici di competenza comunale
b) l’adeguamento strutturale alle necessità ambientali negli edifici sottodimensionati o non ancora sottoposti a interventi di manutenzione straordinaria
c) la dotazione per tutte le unità scolastiche di un piano di sicurezza in ordine al DL 81/08
ma sicuramente si adopererà affinché le opere trovino uno spazio nel quarto o quinto anno della legislatura...
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Mi piace che IdV abbia espresso e precisato meglio la sua posizione rispetto a maggio, che mi era sembrata invece tutta a favore della proposta dell'Assessore. Condivido il commento pubblicato.
RispondiEliminaMi sembra che il problema posto dall'Assessore sia sbagliato come impostazione, come formulazione, soprattutto dal punto di vista del territorio. Per me la domanda dovrebbe essere: con queste risorse finanziarie, il comune è e sarà in grado in futuro di sostenere un sistema scolastico così com'è organizzato? Quale scuola mantenere a livello di singolo quartiere? Porre il problema, meglio il verticale dell'orizzontale, è una esercitazione teorica, a cui si può rispondere in entrambi in casi sì. Se si studia il problema del sistema Dalmine e si vede cosa sta succedendo nella scuola (specie sc. media) ci si rende conto che la strada indicata dall'Assessore creerebbe più problemi.
Già negli anni '90 per problemi di finanza comunale si era passati da 7 scuole elementari a 5; da 4 presidenze a 2; da 6 scuole materne comunali a 2 sole.
Ripeto: il primo passo, per me, dovrebbe essere quello di formulare e condividere il problema. Dopo un anno, si riparte da un punto sbagliato.
Claudio Pesenti