sabato 25 settembre 2010

C.Pesenti/DD: "la questione va oltre il verticale/orizzontale"

Riportiamo integralmente la mail che ci ha inviato Claudio Pesenti della Direzione Didattica di Dalmine in merito alla riorganizzazione scolastica in Istituti Comprensivi.

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Mi piace che IdV abbia espresso e precisato meglio la sua posizione rispetto a maggio, che mi era sembrata invece tutta e soltanto a favore della proposta dell'Assessore. Oggi è perlomeno più equilibrata e attenta anche alle opinioni contrarie. Condivido per intero la lettera pubblicata.

Mi sembra che il problema posto dall'Assessore sia sbagliato come impostazione, come formulazione, soprattutto dal punto di vista del territorio. Per me la domanda dovrebbe essere: con le attuali (e ancora minori per il futuro) risorse finanziarie, il comune è e sarà in grado in futuro di sostenere un sistema scolastico così com'è organizzato? Quale o quali scuole mantenere a livello di singolo quartiere? E’ necessario prevedere ampliamenti o nuovi edifici scolastici? Cosa si può fare (ad esempio in campo di risparmio energetico) per ridurre i costi di manutenzione delle scuole?

Porre il problema, modello verticale oppure orizzontale, è una esercitazione teorica, a cui si può rispondere in entrambi in casi sì. Se si studiasse il problema del sistema Dalmine e si vedesse cosa sta succedendo nella scuola (specie sc. media: cattedre distribuite su più scuole e dirigenze; la scuola elementare solo grazie al tempo pieno/prolungato chiesto dalle famiglie ha ridotto il taglio di organico) ci si renderebbe conto che la strada indicata dall'Assessore creerebbe ulteriori e maggiori problemi.

Già negli anni '90, per problemi di finanza comunale, si era passati (diversi anni in anticipo sulla legge dell’autonomia e del dimensionamento) da 7 scuole elementari a 5; da 4 presidenze a 2; da 6 scuole materne comunali a 2 sole. E inoltre lo stato aveva statalizzato i bidelli delle scuole elementari e materne statali che prima erano dipendenti comunali, riducendo i costi per i comuni. Inoltre il servizio mensa in appalto aveva permesso di avere già in fase di previsione del bilancio un dato attendibile, mentre in precedenza era solo a consuntivo. Questa scelta aveva permesso di ridurre il costo alle famiglie, che pagavano solo il n° di pasti consumati (le assenze tra i bambini delle materne sono numerose). Successivamente è stato introdotto una quota fissa per pagare comunque l’attivazione del servizio mensa.


Ripeto: il primo passo, per me, dovrebbe essere quello di formulare e condividere il problema, che è più ampio della semplice questione verticale/orizzontale e quante presidenze scolastiche attivare. Dopo un anno di discussioni, si riparte di nuovo da un punto sbagliato e non condiviso.

Claudio Pesenti

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