Ma come si fa a limitare l'espasione urbanistica proprio quando l'edilizia in crisi?

La domanda se la pongono in molti, da
una parte non si vuole che l'intero territorio sia urbanizzato,
dall'altra ci si rende conto che la crisi fa male alle imprese che
operano nel settore e che impiegano molti di noi, se
si cerca casa e non e non si ha i soldi si fa ancora fatica
ad acquistare, nonostante ci siano appartamenti in eccesso i prezzi
sono ancora alti ed accedere ad un finanziamento non è facile come
qualche anno fa.
… una
variabile che potrebbe rappresentare una delle chiavi di volta della
discussione sul problema immobiliare: “A tenere in piedi il mercato
delle costruzioni nel settore residenziale – ha spiegato il
direttore del CRESME– è l’attività di riqualificazione,
cresciuta del 2,2% nel 2010 e del 2% nel 2011”. L’idea
è quindi opposta rispetto a quella che ha ispirato la politica
costruttiva italiana degli ultimi decenni: recuperare, riqualificare,
restaurare, prediligere l’esistente piuttosto che edificare nuove
costruzioni.
Il
ragionamento non è sballato, anzi, come confermato dal Censimento
del 2001, è la strategia migliore per correggere un’altra stortura
che caratterizza il nostro paese, ovvero quello delle abitazioni
non occupate, pari al 20,66%. Certamente in questo computo vanno
inseriti anche gli immobili di nuova costruzione invenduti, ma buona
parte di quel quinto del totale è rappresentata dal patrimonio
edilizio italiano, vasto e di qualità, che viene oggi trascurato e
lasciato degradare.
Questa lettura dalla quale ho estratto
la parte sopra aiuta a capire ed a rispondere alla domanda.
Le amministrazioni locali, e
tra questa anche Dalmine, dovrebbero favorire il cambiamento in
questa direzione con un attento Piano di Governo del Territorio, le
leve per farlo ci sono. Quindi limitare al massimo la costruzione del nuovo o se deve avvenire che avvenga con standard qualitativi di eccellenza, favorire con la semplificazione ed incentivare gli interventi di recupero e restauro, rendere più accessibile alla domanda di casa l'esistente rendendo sfavorevole mantenere gli appartamenti sfitti.
Scrivere che sulle nuove costruzioni e demolizioni la classe energetica minima è la A e gli oneri sono tot.
RispondiEliminaMentre sulle ristrutturazioni la classe energetica minima è la C e poi premiare con minori oneri e/o maggiori volumetrie le classi B, A, A+, NetZero