giovedì 29 settembre 2011

Limitare l'espansione in tempo di crisi edilizia?


Ma come si fa a limitare l'espasione urbanistica proprio quando l'edilizia in crisi?


palazzo costruzione
La domanda se la pongono in molti, da una parte non si vuole che l'intero territorio sia urbanizzato, dall'altra ci si rende conto che la crisi fa male alle imprese che operano nel settore e che impiegano molti di noi, se si cerca casa e non e non si ha i soldi si fa ancora fatica ad acquistare, nonostante ci siano appartamenti in eccesso i prezzi sono ancora alti ed accedere ad un finanziamento non è facile come qualche anno fa.

una variabile che potrebbe rappresentare una delle chiavi di volta della discussione sul problema immobiliare: “A tenere in piedi il mercato delle costruzioni nel settore residenziale – ha spiegato il direttore del CRESME– è l’attività di riqualificazione, cresciuta del 2,2% nel 2010 e del 2% nel 2011”. L’idea è quindi opposta rispetto a quella che ha ispirato la politica costruttiva italiana degli ultimi decenni: recuperare, riqualificare, restaurare, prediligere l’esistente piuttosto che edificare nuove costruzioni.
Il ragionamento non è sballato, anzi, come confermato dal Censimento del 2001, è la strategia migliore per correggere un’altra stortura che caratterizza il nostro paese, ovvero quello delle abitazioni non occupate, pari al 20,66%. Certamente in questo computo vanno inseriti anche gli immobili di nuova costruzione invenduti, ma buona parte di quel quinto del totale è rappresentata dal patrimonio edilizio italiano, vasto e di qualità, che viene oggi trascurato e lasciato degradare.

Questa lettura dalla quale ho estratto la parte sopra aiuta a capire ed a rispondere alla domanda.

Le amministrazioni locali, e tra questa anche Dalmine, dovrebbero favorire il cambiamento in questa direzione con un attento Piano di Governo del Territorio, le leve per farlo ci sono. Quindi limitare al massimo la costruzione del nuovo o se deve avvenire che avvenga con standard qualitativi di eccellenza, favorire con la semplificazione ed incentivare gli interventi di recupero e restauro, rendere più accessibile alla domanda di casa l'esistente rendendo sfavorevole mantenere gli appartamenti sfitti.


1 commento:

  1. Scrivere che sulle nuove costruzioni e demolizioni la classe energetica minima è la A e gli oneri sono tot.
    Mentre sulle ristrutturazioni la classe energetica minima è la C e poi premiare con minori oneri e/o maggiori volumetrie le classi B, A, A+, NetZero

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