
Questi governanti senza credito hanno paura di quello che i cittadini potrebbero scegliere su ritorno al nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento. In questi giorni assistiamo: all'oscuramento dei referendum sui mezzi di informazione, alla promulgazione in fretta e furia di leggi che fanno slittare a dopo il referendum il momento in cui ci dovranno dire dove hanno già deciso che costruiranno le centrali nucleari, e altro preparano sull'acqua. Non sono democratici e ci considerano degli idioti che non devono scegliere, potremmo essere un ostacolo ai loro progetti. Cercano di impedire che decidiamo del nostro futuro in tema di energia, di acqua, di diritti, di economia e ambiente, per questo è anche un problema di ingiustizia.
In questo clima assume importanza ogni iniziativa, che portiamo avanti in consiglio comunale con le altre opposizioni, per di dire NO AL NUCLEARE ....
Ecco il testo integrale della mozione.
Ordine del giorno “Comune denuclearizzato”
Premesso che:
Nonostante l’annunciata moratoria di un anno, il governo ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con un obiettivo dichiarato di produrre il 25% dell’energia elettrica dall’atomo. Per arrivare a questo obiettivo l’Italia dovrebbe localizzare e costruire sul territorio nazionale diversi reattori.
Il nucleare non ci farà recuperare i ritardi rispetto alle scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici. Semmai l’Italia decidesse di costruire alcune centrali nucleari, passerebbero almeno15 anni prima della loro entrata in funzione, e quindi non riuscirebbe a rispettare l’accordo vincolante europeo 20-20-20 (secondo cui entro il 2020 tutti i Paesi membri devono ridurre del 20% le emissioni di CO2 del 1990, aumentare al 20% il contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico, ridurre del 20% i consumi energetici), incorrendo in ulteriori sanzioni da aggiungere a quelle ormai inevitabili per il mancato rispetto del Protocollo di Kyoto.
L’Italia decidendo di puntare sul nucleare, dirotterà enormi risorse economiche pubbliche sull’atomo a scapito dei già insufficienti investimenti economici destinati allo sviluppo delle rinnovabili e al miglioramento dell’efficienza energetica, precludendo di fatto le uniche soluzioni praticabili per ridurre in tempi brevi le emissioni alteranti il clima ed il fabbisogno energetico da combustibili fossili.
Solo con una seria politica nazionale e locale, che escluda investimenti sul nucleare e promuova l’innovazione rendendo più efficiente e sostenibile il modo con cui produciamo l’elettricità e il calore, si riuscirà a rispettare le scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici, a partire da quella europea del 2020.
Considerato che:
Grazie al referendum del 1987, per volontà dei cittadini l’Italia è stato il primo paese tra i più industrializzati ad uscire dal nucleare.
Gli stessi candidati del centro Destra alle elezioni regionali di marzo 2010 di Lombardia, Veneto e Puglia, rispettivamente Roberto Formigoni, Luca Zaia, e Rocco Palese, hanno espresso la loro intenzione, se eletti, a non costruire sul loro territorio una Centrale Nucleare.
Nonostante la ripresa o l’intenzione dichiarata di programmi nucleari in alcuni paesi, il nucleare è una fonte energetica in declino sullo scenario mondiale. Infatti secondo le stime dell’AIEA il contributo dell’atomo alla produzione elettrica mondiale (contenute nel rapporto “Energy, elettricity, and nuclear power estimates for the period up to 2030? pubblicato nel 2007) nei prossimi decenni passerà dal 15% del 2006 a circa il 13% del 2030.
La tecnologia su punta il governo italiano è quella di “terza generazione evoluta” che non ha risolto nessuno dei problemi noti da anni. L’Italia si sta candidando a promuovere una tecnologia già “vecchia”, a maggior ragione se nel 2030 vedrà la luce il nucleare di “quarta generazione” sempre che abbia risolto nel frattempo i problemi emersi durante le ricerche in corso a livello internazionale.
Vi sono tanti problemi irrisolti della tecnologia nucleare oggi disponibile, quali: i costi veri di un KWh da produzione elettronucleare, la sicurezza delle centrali ed i relativi enormi costi per gestire questa presunta sicurezza, la gestione dei rifiuti radioattivi e lo smantellamento “decommissioning” degli impianti, la loro protezione da eventuali attacchi terroristici, il rischio della proliferazione di armi nucleari e la necessità di importare dall’estero l’uranio, le cui riserve naturali sono sempre più scarse.
RILEVATO CHE:
Nonostante da più parti si continui a spacciare il nucleare come una tra le fonti energetiche meno costose, l’apparente basso costo del KWh nucleare è dovuto esclusivamente all’intervento dello Stato, direttamente o indirettamente.
Sulla sicurezza degli impianti ancora oggi, a quasi 24 anni dal terribile incidente di Chernobyl (26 aprile 1986), non esistono le garanzie necessarie per l’eliminazione del rischio di incidente nucleare e conseguente contaminazione radioattiva, come dimostrano i recenti fatti legati al terremoto giapponese con i conseguenti incidenti alla centrale di Fukushiima.
Rimangono anche tutti i problemi legati alla contaminazione “ordinaria” delle centrali nucleari in seguito al rilascio di piccole dosi di radioattività durante il normale funzionamento dell’impianto cui sono esposti i lavoratori e la popolazione che vive nei pressi. In modo particolare gli enormi danni d’immagine ed economici che subirebbe un territorio ricco di prodotti agro-alimentari (vino, formaggi e salumi) di alta qualità come il nostro.
Non esistono poi ad oggi soluzioni concrete al problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dall’attività delle centrali (o dal loro smantellamento). Le oltre 250 mila tonnellate di rifiuti radioattivi prodotte fino ad oggi nel mondo sono tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivo, stoccati in depositi “temporanei” o lasciati negli stessi impianti dove sono stati generati. Lo stesso vale ovviamente anche per il nostro Paese che oltretutto noto a livello internazionale per lo scarso rigore, serietà e rispetto delle norme vigenti nello smaltimento dei rifiuti non radioattivi (abbiamo il record, nei paesi occidentali, di discariche abusive ed intere filiere di smaltimento controllate dalla criminalità organizzata).
Oltre al problema legato alla sistemazione definitiva delle scorie, esiste anche la necessità di rendere inutilizzabile il materiale fissile di scarto per evitarne il possibile uso a scopo militare, a maggior ragione in uno scenario mondiale in cui il terrorismo globale è una minaccia attualissima. Gli impianti nucleari attivi – ed in costruzione – se da una parte possono diventare obiettivi sensibili per i terroristi, dall’altra producono scorie dal cui trattamento viene estratto il plutonio, materia prima per la costruzione di armi a testata nucleare. Nell’attuale quadro mondiale è forte il rischio che ci possano essere Paesi che volendo sfuggire al controllo della comunità internazionale, potrebbero utilizzare il nucleare civile come grimaldello per dotarsi di armamenti nucleari.
Occorre fare i conti con le riserve di U235 (l’uranio fissile altamente radioattivo che rappresenta il combustibile dei reattori nucleari): al ritmo di consumo attuale, la sua disponibilità può essere stimata in circa 70 anni, ma se la richiesta crescesse, si potrebbe riproporre una situazione del tutto simile a quella dei combustibili fossili.
I considerevoli consumi di acqua necessari al funzionamento dei reattori aggraverebbero la già delicata situazione italiana. Le centrali nucleari francesi usano il 40% delle risorse idriche consumate su tutto il territorio nazionale. Secondo uno studio del 2007 pubblicato negli Stati Uniti dall’Union of Concerned Scientist, in media per un reattore da 1.000 MW servono oltre 2,5 milioni di metri cubi di acqua al giorno. Una quantità rilevante per l’Italia visti gli scenari futuri sull’impatto del “Global Worming” che prevede una consistente riduzione nella disponibilità delle risorse idriche nel nostro Paese.
Tanto premesso, considerato e rilevato;
il Consiglio Comunale di Dalmine
impegna
il Sindaco, la Giunta a:
Dichiarare il Comune di Dalmine “Comune Denuclearizzato”
A presentare, entro i prossimi 6 mesi al consiglio comunale, una proposta di modifica dello statuto comunale che inserisca e recepisca tale dichiarazione.
Vietare su tutto il territorio comunale sia l’installazione di centrali nucleari che la localizzazione di ogni altra attività legata alle centrali nucleari, ad esempio lo stoccaggio delle scorie o di altro materiale radioattivo, a tutela dei cittadini, dei turisti ospiti della città e delle generazioni future che vivranno su questo territorio.
Farsi parte attiva nella campagna referendaria del prossimo 12 e 13 giugno contro il ritorno al nucleare dell’Italia.
Ad inviare una copia della presente risoluzione al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, al Ministro delle attività produttive, al Ministro dell’Ambiente e al Presidente della Regione Lombardia
A dare la massima diffusione della presente risoluzione, pubblicandola con la massima evidenza sul notiziario comunale, sul sito web comunale dandone notizia ai quotidiani e media radiotelevisivi locali e nazionali
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