giovedì 25 giugno 2009

La tassa occulta della corruzione e le intercettazioni

Il Procuratore Generale presso la Corte dei Conti denuncia che il costo annuo della corruzione è pari a 50/60 miliardi di euro, la definisce una “tassa immorale e occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini”. Con la corruzione, si verifica l’alterazione del mercato, della libera concorrenza, della sana competitività, un danno per le imprese oneste.

Nel recente Disegno di legge sulle intercettazioni presentato dal Governo e già approvato dalla Camera dei deputati si esclude la possibilità di procedere ad intercettazioni per il reato di corruzione per atto d’ufficio ( art. 318 codice penale), ossia proprio il caso della “tassa immorale”. Sono ammesse le intercettazioni per il reato di corruzione per atto contrario dei doveri d’ufficio ( art.319 ) solo se esistono “evidenti indizi di colpevolezza” e per un massimo di 60 giorni. Insomma si potrà intercettare ( ma solo per atto contrario dei doveri d’ufficio ) se esistono già prove di colpevolezza del corrotto, quando cioè le intercettazioni non servono più.

Possiamo dire che alla denunzia fatta dal Procuratore Generale presso la Corte dei Conti, il Governo e la maggioranza rispondono con leggi per facilitare la corruzione e non per combatterla.


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