venerdì 5 ottobre 2012

Un'autostrada dal giardino




Sul precedente post relativo al presidio contro la Dalmine-Treviglio un lettore mi ha scritto questo.




Saranno anche dei doppioni ma ti rendi conto di come sono affollate le ns strade, statali e autostrade? Se il traffico si diluisce su più rami si snellisce e si limitano le possibilità di rallentamenti, ripartenze e quindi maggior consumo di carburante e relativo inquinamento. Credo sia opportuno prenderlo in considerazione al di là dell’interesse dei singoli che si trovano una nuova strada vicina a casa.




Ecco invece come la penso io.
Sono uno che lavora a Milano e per raggiungere il posto di lavoro tutti i giorni sposto il mio mezzo il minimo indispensabile per prendere i mezzi pubblici. Con questo voglio dire che ho a cuore la questione mobilità, ma nonostante ciò non condivido l'osservazione del lettore.
Non è vero che le autostrade sono intasate, perché ad esempio la A4 in questione da quando ci sono 4 corsie è perfettamente in grado di sostenere il traffico.
Ti sei accorto che causa crisi o costo del petrolio il traffico sulle strade provinciali compresa la 525 è diminuito e non è più così intasato?
A Milano il traffico è diminuito ancora di più per l'introduzione dell'area C.
Se è vero che infrastrutture ed opere necessarie si devono fare nell'interesse comune, anche quando questo lede l'interesse particolare, è altrettanto vero che le autostrade si devono fare se veramente sono da considerarsi un progresso per tutti.
Se è vero che un'opera utile non si deve fermare nel giardino dei cittadini, è altrettanto vero che non possiamo pensare di avere una autostrada che esce dal giardino di ognuno. Questo non è progresso ma individualismo esponenziale frutto dei nostri tempi.
L'opera in questione porterebbe un secondo casello a ridosso di un primo che ha una viabilità scadente, questo perché non si è rispettato un progetto iniziale e non si è completata l'opera. Perché non si conclude quanto iniziato prima?
In moltissimi casi per risolvere i problemi basterebbero degli interventi minimi, poco costosi e ben progettati, invece guarda caso si punta sempre su grandi progetti che si portano dietro delle grandi torte da mangiare.
Possibile che ancora non ci si accorga che in questo paese ogni pretesto è buono per arricchire qualcuno che non ha alcun rispetto per la collettività e non sa cosa sia il bene comune?
Il terreno non è solo una proprietà privata, ma un bene comune fondamentale, e la sua inutile devastazione è una follia che pagheremo noi ma più ancora i nostri figli, e su questo abbiamo delle responsabilità.
Possibile che non ci si renda conto che per decidere il da farsi occorre avere una visione a lungo termine che valuti la sostenibilità futura della scelta di oggi?
Perciò io rifiuto di accettare che le cose vadano avanti per slogan e nella superficialità, perché dietro è in agguato l'inganno, al quale segue il danno spesso irreparabile. 

Vi aspetto al presidio.

Vincenzo Orlando


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